Durante il congresso WFHSS 2026, Antonio Scavelli ha presentato una relazione dedicata a un tema di crescente rilevanza per il settore sanitario: il ruolo delle termodisinfettrici come barriera critica per la sicurezza del paziente e la prevenzione delle infezioni.
L’intervento, intitolato “Beyond Cleaning: Washer-Disinfectors as a Critical Barrier for Patient Safety and Infection Prevention”, ha proposto una visione evoluta del processo di ricondizionamento dei dispositivi medici, evidenziando come la pulizia e la disinfezione costituiscano molto più di una semplice fase tecnica all’interno della Centrale di Sterilizzazione.
Quando si parla di sicurezza in sala operatoria, l’attenzione si concentra spesso su chirurghi, protocolli clinici, sale operatorie e sterilizzatori. Tuttavia, come evidenziato durante la presentazione, ogni strumento chirurgico deve attraversare una complessa catena di ricondizionamento prima ancora di arrivare alla sterilizzazione.
Decontaminazione, lavaggio, disinfezione, ispezione, confezionamento e sterilizzazione rappresentano passaggi fondamentali di un unico sistema integrato destinato a garantire che ogni dispositivo medico possa essere riutilizzato in totale sicurezza.
Secondo questa prospettiva, il risultato clinico finale dipende dalla solidità dell’intera catena di ricondizionamento e non da un singolo processo isolato.

Durante la presentazione sono stati richiamati dati provenienti da organizzazioni internazionali come WHO ed ECDC che evidenziano l’impatto delle Surgical Site Infections (SSI), ancora oggi tra le infezioni correlate all’assistenza sanitaria più diffuse.
In alcune categorie chirurgiche i tassi di infezione possono raggiungere valori significativi, con conseguenze importanti in termini di morbilità, prolungamento delle degenze ospedaliere e aumento dei costi sanitari.
Ogni miglioramento introdotto nei processi di ricondizionamento degli strumenti può quindi contribuire concretamente alla riduzione del rischio infettivo e al miglioramento della sicurezza del paziente.
Uno degli aspetti centrali dell’intervento è stato il richiamo al celebre modello dello Swiss Cheese sviluppato da James Reason.
Secondo questo approccio, la sicurezza non dipende da una singola barriera perfetta, ma da una serie di difese che operano in modo coordinato:
Ogni barriera presenta potenziali vulnerabilità. Il rischio aumenta quando più criticità si allineano simultaneamente, consentendo il verificarsi di eventi indesiderati.
L’insegnamento principale è chiaro: la prevenzione delle infezioni è il risultato di un sistema di difese integrate.

Un messaggio particolarmente forte della presentazione riguarda il principio secondo cui la sterilizzazione non può compensare una pulizia insufficiente.
Residui di sangue, tessuti, proteine, materiale organico e biofilm possono proteggere i microrganismi e compromettere l’efficacia delle successive fasi di trattamento.
Per questo motivo le linee guida internazionali e la norma EN ISO 15883 identificano il lavaggio e la disinfezione come prerequisiti indispensabili per ottenere un risultato finale sicuro e riproducibile.
La rimozione della contaminazione non rappresenta quindi una semplice attività operativa, ma una vera e propria misura di controllo del rischio microbiologico.
Un concetto innovativo sviluppato durante l’intervento riguarda l’evoluzione stessa del ruolo della termodisinfettrice.
Tradizionalmente vista come una macchina destinata esclusivamente al lavaggio degli strumenti, oggi essa può essere considerata una tecnologia di gestione del rischio.
Rispetto ad altre fasi del processo, la pulizia e la disinfezione automatizzate rappresentano infatti la prima barriera realmente:
La termodisinfettrice diventa così il primo punto della catena in cui le prestazioni possono essere misurate e verificate in modo oggettivo.

La tecnologia da sola non è sufficiente a garantire risultati ottimali.
Tra le criticità più frequentemente osservate nelle centrali di sterilizzazione rientrano:
Come evidenziato da diversi studi internazionali, molti problemi non derivano da guasti delle apparecchiature, ma dall’interazione tra persone, procedure e sistemi.
Per questo motivo le tecnologie più moderne devono essere progettate con particolare attenzione all’ergonomia, alla semplicità d’uso, alla tracciabilità e al supporto delle decisioni operative.
Guardando al futuro delle Centrali di Sterilizzazione, la crescente complessità degli strumenti chirurgici, la diffusione della chirurgia robotica, la carenza di personale specializzato e gli obiettivi di sostenibilità rendono necessario un approccio sempre più sistemico.
Secondo il modello presentato al WFHSS 2026, la sicurezza si costruisce attraverso l’integrazione di tre elementi fondamentali:
Solo la collaborazione tra questi tre pilastri consente di creare un sistema resiliente capace di ridurre il rischio e garantire risultati ripetibili nel tempo.
Il messaggio conclusivo della presentazione di Antonio Scavelli è che il ruolo della termodisinfettrice sta evolvendo rapidamente.
Oggi non si tratta semplicemente di lavare strumenti chirurgici, ma di contribuire attivamente alla prevenzione delle infezioni, al controllo del rischio, al supporto degli operatori sanitari e alla protezione del paziente.
In questo contesto, la pulizia non può più essere considerata soltanto un’attività tecnica.
La pulizia è una vera e propria azione clinica che rappresenta una delle più importanti barriere di sicurezza tra la contaminazione e il paziente.
